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Ricercatori Università di LUND - ENEA | European Neuroblastoma Association ONLUS

Prosegue il progetto di drug repurposing iniziato con Healx, ora i composti si trovano presso la Divisione Translational Cancer Research* dell'Università di Lund dove verranno testati.

Ecco l'intervista di ENEA e aPODD ai ricercatori coinvolti nel progetto.

 

ENEA e aPODD, enti no profit europei entrambi guidati da genitori con esperienza diretta di malattia, nell’autunno del 2016 hanno avviato un ambizioso progetto congiunto di ricerca finalizzato all’individuazione di un nuovo farmaco per il neuroblastoma. Il progetto si avvale della collaborazione di
Healx, azienda inglese con una grande esperienza nel settore del reimpiego del principio attivo di farmaci esistenti: il drug repurposing consiste infatti nella ricerca di nuovi farmaci nell’ambito di medicine già approvate per altre malattie. Così facendo, ENEA ed aPODD sperano di poter identificare più
rapidamente una nuova terapia utile per il neuroblastoma, data la maggior celerità garantita dal reimpiego di una farmaco già esistente ed approvato rispetto allo sviluppo di uno completamente nuovo. Gli scienziati di Healx sono ricorsi alla loro riconosciuta abilità nell’uso dell’intelligenza artificiale grazie all’utilizzazione di proprie piattaforme bioinformatiche all’avanguardia per selezionare un elenco di farmaci potenzialmente utili per il neuroblastoma: ora questi composti vengono sperimentati nel laboratorio della Divisione TCR (Translational Cancer Research) dell’Università svedese di Lund, diretto dal Prof. Daniel Bexell, molto noto per l’elevato livello qualitativo dei modelli sperimentali di questa particolare neoplasia pediatrica. Il progetto ENEA-aPODD viene svolto in prima persona dalla senior scientist del gruppo, la Dottoressa Kristina Aaltonen.

Proprio a lei, autrice della seconda fase del progetto ENEA-aPODD, ed al Prof. Bexell, responsabile del gruppo di ricerca oncologica traslazionale* dell’Università di Lund, abbiamo chiesto di illustrarci le attività del loro gruppo di ricerca, con particolare riguardo al progetto ENEA-aPODD.

ENEA-aPODD: ”Potete parlarci della vostra preparazione scientifica?”

Daniel Bexell: ”Sono Dottore in Medicina con un Dottorato di Ricerca in neuro-oncologia sperimentale. Ho iniziato a lavorare sul neuroblastoma dopo la fine del mio Dottorato di Ricerca ed ho continuato ad occuparmene in qualità di coordinatore del laboratorio di ricerca di Oncologia Pediatrica Molecolare dell’Universtità di Lund.”

Aaltonen angoli arrotondati

Kristina Aaltonen: ”Sono ricercatrice nel gruppo del Prof. Bexell dall’aprile 2018. Ho conseguito una laurea specialistica in Biologia Medica ed un Dottorato di Ricerca in genetica. Dopo il Dottorato, a partire dal 2010, ho lavorato presso l’Università di Lund come ricercatrice. Prima di entrare a far parte del team del Prof. Bexell ho lavorato soprattutto nell’ambito della ricerca sui tumori al seno e sono stata coinvolta in diversi progetti cooperativi di ricerca su altri tipi di tumore. Nel maggio 2017 sono diventata Professore Associato in oncologia sperimentale.”

ENEA-aPODD: ”Grazie, cosa vi ha spinto ad occuparvi di questo particolare tumore, il neuroblastoma?”

”Riuscire a migliorare le terapie contro un tumore così aggressivo come il neuroblastoma è di estrema importanza, e riteniamo che poter lavorare sui tumori che colpiscono i bambini sia una delle cose che danno le maggiori soddisfazioni personali, oltre che rappresentare uno dei settori più importanti nell’ambito della ricerca. Noi speriamo vivamente di poter contribuire a far sì che i bambini affetti dal neuroblastoma abbiano maggiori possibilità di guarigione e siamo convinti che i modelli xenograft derivati dai pazienti (Patient Derived Xenograft) che abbiamo sviluppato nel nostro laboratorio possano aiutarci a capire meglio come poter colpire i tumori in maniera più efficace e con minori effetti collaterali per i bimbi.”

ENEA-aPODD: ”Potete darci qualche informazione sul vostro laboratorio e sull’esperienza che avete accumulato nella ricerca su questo particolare tumore?”

Brexell angoli arrotondati

”Attualmente il nostro laboratorio conta di sette membri. Abbiamo sviluppato nuovi modelli di neuroblastoma, cioè modelli xenograft derivati da pazienti (PDX), che riproducono i reali tumori sviluppati dai bambini con un altissimo grado di similitudine. Ciò è molto importante perchè aumenta la probabilità che la risposta terapeutica in questi modelli sia molto simile a quella reale nel corpo del paziente. In questo momento stiamo lavorando per capire i meccanismi che si nascondono sia dietro allo sviluppo delle metastasi che dietro alla resistenza del tumore ai farmaci ed alle terapie, con l’obiettivo di inventare delle nuove strategie terapeutiche che riescano a colpire il neuroblastoma ad alto rischio.”

ENEA-aPODD: ”Potete descriverci gli esperimenti che avete in programma di effettuare e, in generale, lo scopo del progetto ENEA-aPODD?”

”Certamente. Lo scopo di questo specifico progetto congiunto sviluppato dall’associazione italiana ENEA e dalla fondazione inglese aPODD è di trovare una nuova terapia per il neuroblastoma attraverso l’utilizzazione di farmaci già approvati per altre malattie: in caso positivo, questo permetterà di ridurre grandemente la lunghezza dell’iter che va dalla ricerca sperimentale all’applicazione clinica, cioè l’utilizzazione del farmaco sul bambino. Healx - l’azienda inglese che con la propria tecnologia bio-informatica ha prodotto una lista dei migliori potenziali composti candidati alla sperimentazione - ha scelto i tredici farmaci da testare grazie ad un algoritmo ed ora il nostro compito è di procedere con essi utilizzando tre dei nostri modeli PDX. Le loro cellule derivano da tre diversi piccoli pazienti di neuroblastoma e siamo convinti che il risultato di questa sperimentazione ci fornirà preziosissime informazioni circa il modo in cui le cellule tumorali dei pazienti rispondono ai differenti farmaci.”

ENEA-aPODD: ”Grazie. In base alla vostra esperienza, quale ritenete sia il filone di ricerca più promettente per il neuroblastoma?”

”Sicuramente riuscire a comprendere maggiormente l’eterogeneità spaziale e temporale della neoplasia sembra essere il fattore più importante per poter migliorare le attuali terapie. Pian piano stiamo iniziando a comprenderli ma c’è ancora tantissimo lavoro da fare.”

ENEA-aPODD: ”In conclusione, come immaginate il vostro futuro da qui a dieci anni?”

”Ci vediamo ancora impegnati nello studio del neuroblastoma, ma con la speranza di avere migliori strategie terapeutiche rispetto alle attuali: di sicuro, per far ciò sarà cruciale la stretta collaborazione con i nostri colleghi clinici.”

ENEA-aPODD: ”Ringraziamo Kristina Aaltonen e Daniel Bexell per la loro disponibilità e rimaniamo in trepidante attesa di ricevere da loro (buone) notizie al termine della seconda fase del nostro progetto congiunto di drug repurposing.”


(*): la ricerca oncologica traslazionale svolge un ruolo di collegamento fra la scienza e la medicina, al fine di poter sfruttare al meglio ed in tempi rapidi le scoperte dei ricercatori. Il suo obiettivo è di combinare discipline, competenze e tecniche diverse per promuovere miglioramenti nella prevenzione, nella diagnosi e nelle terapie oncologiche. In pratica, essa è una branca interdisciplinare del campo biomedico che ha lo scopo di trasformare le scoperte scientifiche dei laboratori in applicazioni cliniche utili a ridurre l'incidenza e la mortalità delle malattie oncologiche. Questa particolare esigenza ha assunto crescente importanza negli ultimi anni a causa della diversa velocità con cui evolvono la ricerca di base e la medicina: la prima produce risultati in tempi molto rapidi, mentre la seconda impiega tempi più lunghi - spesso a salvaguardia del malato (norme di legge, iter di approvazione di nuovi farmaci, ecc.) - per trasferire tali risultati ai pazienti. La ricerca traslazionale fornisce quindi un esperto capace di tradurre in pratica le scoperte della scienza, cercando le strategie migliori per poter efficacemente impiegare sul paziente l'ultima scoperta nel campo della genetica o della biologia molecolare: in sostanza egli è un ricercatore che conosce la ricerca di base ed allo stesso tempo ha una particolare attenzione per il paziente, unita ad una grande capacità di comprendere le necessità del clinico, ovvero di chi si prende cura dei malati ogni giorno. In realtà, il collegamento fra scienza e medicina è a due sensi di marcia: da un lato, le informazioni che arrivano dal laboratorio vengono tradotte in strumenti utili da applicare al paziente e dall’altro le informazioni che provengono dall'osservazione clinica stimolano i ricercatori a compiere nuovi esperimenti in laboratorio.


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